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Giulia Valentina e gli stereotipi di genere

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E’ Giulia Valentina, nota influencer italiana, a sollevare, ancora una volta, una questione vecchia come l’Europa, ovvero la dicotomia tra “femme fatale” e “regina del focolare“.

Come lei stessa afferma “ogni settimana vengo descritta come paladina sexy ed icona di seduzione da giornaletti online, volti solo al clickbait” .
Ma di certo, il suo operato di content creator volge lo sguardo molto più lontano.



Laureata alla Cattolica di Milano in economia, GV è l’autrice della rubrica TGIG (Thank God It’s Giulia), in onda anche su reti televisive, in cui, grazie alla sua perfetta pronuncia, la giovane torinese dispensa lezioni d’inglese con Idioms, acronimi e frasi fatte.

Sembra però che, ancora una volta, il binomio sensualità/intelligenza non possa coesistere in una donna o che, per lo meno, la bellezza debba comunque oscurare l’acume.

Ma perché nel 2021 l’ago della bilancia deve tendere necessariamente sul magnetismo sessuale?



A me piace anche essere sexy” dice, ma talvolta si priva di pubblicare una foto in cui si sente bella per l’imbarazzo che le causano le conseguenze.
E pare che, purtroppo, a pensarla così siano in molte, visti i feedback ottenuti dalle sue dichiarazioni.

Eppure la luce sotto cui si mostra GV ai suoi 876K followers è parecchio diversa:
Innamorata delle sue due Wawe (chihuahua femmine) Guendi e Chewbecca, la giovane trentenne si fa spazio sul web con contenuti interessanti, divertenti e leggeri che variano tra temi di prevenzione, attualità e fun facts.

Una donna poliedrica, eclettica, ironica, intelligente e sì anche sexy.


Ma se un uomo sexy può essere notato in primis per la sua intelligenza, per una donna questa sembra essere un’utopia.
Un uomo valente non viene continuamente annoverato per il suo sex appeal, perché esso è considerato un valore aggiunto.
Perché per una donna, invece, vengono sempre prima gambe, seno e sorriso?

La verità è che purtroppo c’è ancora troppo poco rispetto per le figure femminili. 
Incastonate come diamanti in soffocanti stereotipi di genere, oggi le donne sono ancora costrette a destreggiarsi in un campo minato in cui l’onnipresenza del sesso, nella sua accezione più bieca, non lascia spazio al resto.
E fin quando vivremo immersi nella convinzione che una donna va in primo luogo valutata per il suo aspetto fisico, non potremmo mai districarci dal dualismo Santa e Puttana, che ricorre fin dai tempi di Maria Maddalena. 

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